Secondo i Pitagorici il mondo è cosmo, cioè un insieme ordinato e bello e l’archè sono i numeri.
I numeri
Dire che l’archè della physis sono i numeri, per i Pitagorici significava esprimere un concetto relativamente semplice. Quando indico con i numeri la lunghezza del lato di un triangolo passo al logos. Nella realtà si po’ riconoscere una struttura di numeri; in questo modo i Pitagorici cercano di individuare i numeri corrispondenti alla realtà. Il problema sta nella concezione che i Pitagorici hanno dei numeri, la loro è una concezione ancora arcaica e naturalistica: i numeri sono concepiti come entità autonome esistenti realmente e composte di unità altrettanto autonome, cioè sassolini17. I numeri vengono inoltre considerati grandezze spaziali, avente estensione e forma. Dai numeri derivano tutte le cose, nel senso che tutte le cose e tutte le relazioni tra cose sono esprimibili attraverso determinazioni numeriche.
E’ probabile che il loro interesse per i numeri si sia sviluppato a partire dallo studio della musica e dei rapporti armonici di cui essa
è il risultato. Constatando come questi ultimi fossero risultanti da determinati rapporti numerici, essi giunsero forse a supporre che i numeri potessero essere i principi di tutta la natura. Il pitagorismo intendeva la scienza matematica in primo luogo come un mezzo di purificazione dell’anima, e conferiva quindi al numero un significato mistico che andava al di là di quello più direttamente scientifico. Certo è che i pitagorici videro nella scienza del numero la via per la conoscenza più profonda della natura: il numero rende evidente la realtà delle cose, in quanto ne rivela la struttura quantitativa e geometrica.
La concezione arcaica del numero come entità fisica rimane anche nella lingua latina; infatti il termine sassolino in latino orrispondeva al “calculus” cioè con cui si ragiona sui numeri, da qui infatti il verbo
numeri pari e dispari
La prima scoperta che fanno i pitagorici è che i numeri si dividono in due sottoinsiemi (con due eccezioni)
- quelli che possono essere divisi per due;
- quelli che non posso essere divisi per due
Nella cultura della Grecia arcaica il limite rappresentava la perfezione mentre l’illimitato l’imperfezione, di conseguenza i numeri pari domina l’illimitato, in quelli dispari il determinato. Il perché è facilmente intuibile dal grafico sopra riportato.
Per studiare le proprietà dei numeri, i pitagorici usavano rappresentarli “a squadra”, in modo da formare un angolo retto. E’
possibile generare tutti i numeri dispari partendo dall’unità e applicando ripetutamente la squadra.
I numeri pari erano considerati “numeri rettangolari”, quelli dispari “numeri quadrati”.
A ogni numero corrisponde una figura spazialmente determinata: l’uno è il punto, il due la linea, il tre il triangolo, il quattro il
tetraedro.
La tetrade fu concepita dai Pitagorici per indicare il numero dieci. Il disegno rappresenta un triangolo e i numeri utilizzati sono l’uno (il numero parimpari perché né pari né dispari), il due (il primo
numero pari), il tre (il primo numero dispari) e il quattro (il primo numero quadrato). Il numero uno e il numero zero; il numero uno era detto parimpari (pari e dispari insieme), essendo partiti con una concezione naturalistica si chiedevano se l’uno era anche due, tre o quattro perché poteva essere stato diviso
I Pitagorici si posero anche il problema di trovare delle basi di misurazione comuni ai vari segmenti che compongono una stessa
figura; quindi si resero conto dell'incommensurabilità della diagonale e del lato di un quadrato (equivalente, sul piano numerico, alla radice di 2
Questa constatazione è dimostrare. "Dimostrare", in filosofia, significa in generale "ricondurre ciò che è meno evidente a ciò che è più evidente". Questo procedimento, tuttavia, talvolta non può ssere realizzato in modo diretto ma solo in modo indiretto, ossia attraverso una dimostrazione per assurdo (in filosofia si sa l'espressione latina ad absurdum). Quando si vuole dimostrare qualcosa con il metodo della riduzione all'assurdo si parte dall'ipotesi contraddittoria alla proposizione da dimostrare: se tramite un ragionamento corretto se ne deduce una onclusione assurda (perché evidentemente auto-contraddittoria o contraddittoria con le premesse date), ne consegue che la premessa è falsa. Siccome tra due proposizione contraddittorie una deve essere vera e l'altra falsa, risulta dimostrata come vera la proposizione contraddittoria all'ipotesi (che è stata dimostrata falsa perché conducente a una contraddizione).

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