I suoi testi
La filosofia di Schopenhauer tenta di essere un sistema:
-il sistema può essere l’unica forma scientifica del pensiero filosofico
-si ricollega al sistema kantiano
-rielabora in modo positivo il sistema kantiano
Schopenhauer vuole riproporre Kant opponendosi alle false interpretazioni della filosofia accademica tedesca.
Divide i sistemi in organici (stretta correlazione tra le parti che ne determina una composizione organica ed unitaria) e architettonici (costruzione precisa ma astratta):
organici: realizzati da coloro che provano l’esperienza del Thumathein osservando per la prima volta la realtà.
architettonici: realizzati da coloro che hanno provato uno sterile interesse dalla lettura di un “sistema bell’e fatto.
Schopenhauer vuole creare un sistema organico basato sullo scandalo per il dolore presente al mondo (fondamento pratico-morale-religioso) e non sulla meraviglia che si prova contemplando la bellezza del mondo.
La sua opera fondamentale (Il mondo come volontà e rappresentazione) è un tentativo di rispondere alla domanda: perché vivere è soffrire?
Il pensiero può rivolgersi al mondo in due prospettive: rappresentazione e volontà. Di conseguenza l’opera è divisa in quattro libri:
Mondo = rappresentazione: si giunge al punto di vista della scienza (mondo = razionalità) partendo dall’intuizione comune
Mondo = volontà: dietro all’aspetto fenomenico, razionale, risiede un’essenza irrazionale, oscura
Mondo = rappresentazione: l’arte è in grado di svelarci la presenza della cosa in sè del fenomeno: la volontà
Mondo = volontà: espone dialettica della volontà, la liberazione del pensiero dalla volontà e conseguente superamento del dolore.
Le connessioni tra la varie parti dell’opera non sono dei nessi architettonici ma creano un unico pensiero che vuole risolvere l’enigma della vita.
Schopenhauer ricerca uno stile semplice e comprensibile (al contrario di Kant) pur sapendo che qualsiasi espressione verbale è inadeguata per esprimere il fondamento ultimo dell’intuizione metafisica e viceversa critica i romantici ed Hegel per il loro stile di scrittura oscuro.
Eredità kantiana
Uno dei temi kantiani sottolineati da Schopenhauer è il principio di ragione sufficiente ( nulla è senza una ragione del suo essere): tale principio è applicabile solo al fenomeno e non alla cosa in sè che è ineffabile. Il fenomeno è il modo in cui il soggetto si rapporta all’oggetto.
Il principio di ragione si divide in quattro forme:
1) rappresentazioni intuitive attraverso le quali si forma l’esperienza (totalità di fenomeni retta da leggi obiettive e necessarie) Il principio di ragione sufficiente si applica al divenire e coincide con il principio di causalità (richiede cooperazione di sensibilità ed intelletto). Mediante la sensibilità cogliamo la rappresentazione immediata dell’oggetto e mediante l’intelletto la sua causa (la materia). Spazio tempo e causa sono le forme dell’intuizione.
2) rappresentazioni astratte o concetti. formano il contenuto della ragione e sono regolati dal principio di ragione sufficiente, nella forma di principio del conoscere cioè razionalità. La conoscenza intuitiva è superiore a quella astratta perché è la sola in grado di fornire un contenuto.
3) rappresentazioni di spazio e tempo il principio di ragione sufficiente si identifica con il principio d’essere. Spazio e tempo sono considerati separati dalla materia e applicati alla matematica, sono condizioni della pensabilità degli enti matematici.
4) azioni: principio di ragione sufficiente dell’agire, coincide con il rapporto motivo-azione. Alla causa si sostituisce motivo (stimolo), l’uomo rimane libero pur nella necessità della legge di motivazione in quanto egli sceglie il proprio carattere e quindi il modo in cui reagire agli stimoli.
Il mondo per noi è rappresentazione e non possiamo giungere alla cosa in sè. Potrà la metafisica giungere alla cosa in sè attraverso un’altra via?
La metafisica della esperienza
Schopenhauer vuole creare una metafisica che sia conoscenza della cosa in sè, che non sia trascendente ma immanente in quanto la cosa in sè non è al di là dell’esperienza ma esiste in essa.
Schopenhauer crede di avere trovato la via per raggiungere la cosa in sè: la volontà.
Il mondo come rappresentazione e come volontà:
Se il soggetto si rivolge all’esterno il mondo è solo una rappresentazione ( utilizzo forme a priori della sensibilità: spazio, tempo e causa )
Per Schopenhauer il mondo che cade sotto i sensi non è vero ma è un’immagine.
Essendo l’individuo umano conoscente una cosa in sè, posso cogliere il mondo noumenico attraverso l’autocoscienza. L’essenza della nuova via d’accesso è la volontà.
Il corpo è il ponte tra il mondo come rappresentazione e il mondo come volontà. E’ considerato come un oggetto tra gli oggetti ma la conoscenza da parte dell’autocoscienza è diversa, il movimento del corpo coincide esattamente con l’atto di volontà. Non sappiamo cosa sia la volontà perché significherebbe considerare il soggetto conoscente come oggetto (assurdo)
La scienza si basa sul metodo eziologico ( ricerca delle cause dei mutamenti dei fenomeni) ma giunta alla conoscenza delle forze della natura non può andare oltre (ricercarne le cause) e si rivolge alla filosofia.
La spiegazione filosofica è che le forze della natura si identificano con la volontà.
La natura è un unico, complesso fenomeno della volontà, anche se non la conosciamo mai completamente possiamo presupporre che sia uguale in tutti i fenomeni. E la molteplicità del mondo è data dai diversi modelli del manifestarsi della volontà: le idee
Le idee sono identificabili con le forze della natura.
I gradi dell’oggettivazione della volontà sono: inorganica, organica, vegetale, animale ed infine l’uomo.
La volontà si manifesta non come armonia ma come conflittualità irrazionale: le forze naturali lottano per contendersi il limitato spazio della materia.
Il cammino etico
La sua filosofia deve essere unione di etica e metafisica in quanto come in quest’ultima la morale viene descritta attenendosi al metodo dell’immanenza, cioè interpretandola e non prescrivendo ciò che essa dovrebbe essere.
Tutta l’etica si interroga sulla libertà o meno del volere.
La volontà è al di fuori dei nostri modi di conoscenza intellettuale e quindi è irrazionale. Schopenhauer si contrappone all’intellettualismo considerando l’intelletto subordinato all’unica volontà e non viceversa. Divide la coscienza in intelletto (conoscenza della causa dei fenomeni) e ragione (capacità di pensiero astratto).
Se fosse l’intelletto a dominare la volontà non ci potrebbe essere un’etica della libertà.
L’arte è una forma di conoscenza rivolta all’idea, oltrepassa i limiti del fenomeno per cogliere l’oggettività della volontà.
L’atteggiamento conoscitivo dell’arte è contemplativo, lo spettatore coglie nell’arte la rappresentazione pura della volontà.
L’arte è una forma di conoscenza superiore a quella scientifica perché coglie la cosa in sè, fuori dalle relazioni con il mondo fenomenico. Questo perché è l’esternazione dell’autocoscienza dell’artista.
L’intelletto attraverso l’arte raggiunge un’emancipazione dalla volontà.
Il concetto di libertà è un concetto negativo perché significa semplicemente negazione della necessità. Per Kant la volontà è libera perché coincide con la ragione, è cioè autonoma. In Schopenhauer la ragione è circoscritta all’ambito fenomenico e la volontà è qualcosa di irrazionale.
L’uomo non è libero ma può liberarsi superando i condizionamenti del mondo fenomenico e acquistando una sempre maggiore consapevolezza dell’appartenenza al mondo noumenico. L’arte è liberazione solo a livello estetico ma la conquista definitiva della libertà può avvenire soltanto attraverso la moralità.
L’uomo è libero solo identificandosi con la volontà metafisica che è pura volontà di vivere. Volontà è sinonimo di vita. Due comportamenti etici possibili sono l’affermazione o la negazione della volontà di vivere.
L’asceta è colui che ha compreso il dolore esistente nella vita e può quindi decidere di sospendere l’assenso alla volontà.
Il suicidio non può essere una soluzione perché si tratta di un’azione che tocca soltanto il fenomeno. La scelta deve essere fatta in modo razionale.
Essendo la vita dolore in quanto conflittualità della volontà con sè stessa, l’individuo si chiede quale sia la soluzione per annullare la sofferenza. L’uomo tende al piacere ma questo stimolo, in quanto bisogno, produce dolore.
La vita è un’oscillazione tra dolore e noia cioè soddisfazione momentanea del bisogno e si conclude con la morte.
L’uomo può scegliere l’ascetismo che per Schopenhauer si traduce in compassione cioè quella situazione nella quale sento le sofferenze patite dagli altri come mie.
Vi sono diversi gradi dell’ascesi: dalla castità ( che permette di liberarmi dalla volontà della specie) a quella della povertà volontaria alla autoabnegazione al sacrificio eroico di sè.
Ogni ascesi è un esperimento metafisico. Non è possibile definire positivamente l’ascesi, essa è non volontà.

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