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Introduzione a Rousseau PDF
Scritto da Martino Sacchi   
Indice dell'articolo
La critica della società
Il Contratto sociale
L'Emilio




Jean-Jacques Rousseau è un filosofo francese di grande importanza per la cultura europea, vissuto a metà del XVIII secolo. La sua filosofia si articola in tre diverse direzioni:






La critica alla società

Verso la metà del ‘700 le Accademie avevano l’abitudine di proporre dei concorsi filosofici. Nell’ottobre 1749 l’Accademia di Digione propose un concorso dal titolo: “Se il rinascimento delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi”.  Il tema era quindi quello del rapporto tra progresso tecnologico-scientifico e progresso etico. Rousseau decide di partecipare al concorso con il Discorso sulle scienze e sulle arti. È necessario considerare che ci troviamo in pieno Illuminismo, la società sta progredendo e la civiltà è in  un progresso quasi automatico. Si è convinti che dopo il miglioramento offerto dalla fisica newtoniana la scienza trascinerà tutta la società verso un futuro migliore. Rousseau invece propone una tesi controcorrente rispetto alla concezione illuminista: non è vero, sostiene il filosofo, che il progresso scientifico porterà con se automaticamente un progresso morale.
Al centro della critica di Rousseau c’è la coppia antinomica apparenza-realtà. Egli infatti critica la civiltà occidentale non con criteri religiosi o moralistici ma dal punto di vista filosofico.
Questo vuol dire che nella società si è instaurata una scissione tra essere e apparire che, secondo il filosofo Kierkegaard, è la vera “malattia morale” dell’uomo. Essere e apparire si contrappongono, e la società risulta “opaca”, non trasparente, in cui la comunicazione fra gli uomini è distorta o impossibile e ogni relazione è coperta da un “velo uniforme e perfido di cortesia”. Tale è il frutto perverso della civiltà, giacché prima che questa si affermasse
C’era possibilità di comunione e d’alleanza e quando la società impose un filtro questo non fu più possibile. Tuttavia Rousseau non trova una definitiva risposta nel suo discorso che viene supportato da un’altra sua opera, scritta per un secondo concorso bandito dall’Accademia di Digione nel 1753 sul tema: “Qual è l’origine della disuguaglianza fra gli uomini”. La tesi di Rousseau è netta: la disuguaglianza “essendo quasi nulla nello stato di natura, trae la sua forza e il suo accrescimento dallo sviluppo delle nostre facoltà e dai progressi dello spirito umano e diventa infine stabile e legittima per l’introduzione della proprietà e delle leggi”. La disuguaglianza dunque è il prodotto della civiltà e del suo progresso. Rousseau inoltre fa un’osservazione metodologica: dobbiamo confrontare la società attuale con quella ideale (il modello va preso dal passato). L’uomo diventa tanto più felice quanto più si allontana dallo “stato di natura”. Con “stato di natura” Rousseau vuole esprime la condizione in cui l’uomo si trovava prima di dar vita alla società; esso è un concetto teorico che serve a interpretare la realtà presente







Il Contratto sociale

Il tema politico viene affrontato nell’opera più importante di Rousseau: il Contratto sociale (1762). L’opera contiene un progetto sulla società e descrive come essa dovrebbe essere. E’ un’opera scritta quando sta per terminare la guerra dei sette anni e sta alla base sia della rivoluzione americana che di quella francese. In essa viene descritta una società reale, ma è presente comunque un confronto con un archetipo. In realtà l’idea di una società basata su un contratto non è nuova: Hobbes ne parla già verso la metà del ‘600. Egli teorizza la necessità di un accordo tra tutti gli uomini all’interno della società, con il quale tutti rinunciano ai propri diritti conferendoli ad un unico sovrano: per avere la salvezza fisica tutti devono cedere i diritti al sovrano6. Rousseau accetta il principio del contratto, ma nega che gli individui debbano cedere i propri diritti ad una singola persona. Il contrattualismo precedente, infatti, affidava la fondazione della società politica a un duplice atto: il pactum unionis e il pactum subiectionis, la decisione di assoggettarsi al sovrano. Rousseau non ammette il pactum subiectionis come cessione, alienazione ad altri della libertà di cui si è titolari per natura: in questo modo si darebbe vita alla schiavitù. Il patto, infatti, è di ciascun individuo con se stesso poiché consiste nell’alienazione del proprio potere individuale alla comunità, che è l’insieme degli individui che hanno deciso di associarsi. Mentre Hobbes considerava necessario cedere i diritti al sovrano poiché non ammetteva una condizione di bellum omnium contra omnes, Rousseau ammette la necessità di una cessione ma la cessione di questi diritti devono andare alla comunità e non ad una singola persona. L’intento è di creare un corpo sociale che non coincida con un individuo particolare, ma che sia una realtà staccata che acquisisce vita autonoma: alla volontà particolare dell’individuo si sostituisce il moi commun, la volontà generale7. Rosseau inoltre teorizza la sovranità popolare. La sovranità appartiene al popolo e non può essere né alienata, né divisa, né rappresentata; Rousseau pensa una democrazia partecipativa ma questo non vuol dire che tutti governano. Rousseau, infatti, separa nettamente sovranità e governo: il governo non è titolare di alcuna sovranità, cioè non ha potere di legiferare. Esso è solo un corpo intermedio tra  il popolo suddito e il popolo sovrano. Infine Rousseau può considerarsi il padre della teoria della separazione dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Senza questa separazione, infatti, vige un potere di tipo assolutista.






L'Emilio

Riguardo al tema educativo, l’Emilio, un’opera di pedagogia, rappresenta la risposta di Rousseau al quesito di come sia possibile creare la società giusta teorizzata nel Contratto sociale.
La premessa di Rousseau è che la società è sostanzialmente cattiva ed essa corrompe. Perché l’uomo possa crescere giusto, buono e saggio deve essere sottratto, idealmente, a quest’influenza negativa.
Rousseau esprime due principi fondamentali:
Bisogna affidarsi alla natura;
“ogni età ha la sua perfezione”, bisogna, dunque, seguire le dinamiche9 che la natura ha impresso nell’individuo, senza sovrapporre i nostri progetti che, invece, vengono dalla società.
La natura deve fare il suo corso; per Rousseau il bambino deve essere lasciato libero di fare da solo le sue esperienze e magari anche di sbagliare e non deve essere assolutamente sottoposto ad un’autorità.
Non ci deve essere assolutamente un educatore che gli imponga dei contenuti.
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