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La battaglia delle Falklands

Indice dell'articolo

Le prime vere battaglie navali della Grande Guerra furono combattute, per quanto soprendente possa sembrare, in America meridionale, rispettivamente lungo la costa del Cile e presso le isole Falkland, un piccolo arcipelago nell'Atlantico meridionale, che era una colonia britannica.

Per comprendere questa apparente stranezza, è necessario inquadrare i due episodi nella situazione geopolitica al momento dello scoppio del conflitto.

Nel 1914 i tedeschi controllavano il porto cinese di Tsingtao, dove avevano istituito la base di una Squadra navale composta di due incrociatori corazzati (lo Scharnhost e il Gneisenau) e tre incrociatori leggeri agli ordini dell’ammiraglio Maximilian von Spee. Allo scoppio della guerra von Spee ricevette l’ordine di riportare in patria le sue navi. Si trattava di una missione quasi impossibile: la squadra avrebbe dovuto compiere una traversata di almeno diecimila miglia nautiche (circa 18.000 chilometri) in acque controllate controllate dal nemico, con navi a carbone che dovevano rifornirsi ogni 3-4.000 miglia al massimo (a seconda dei consumi effettivi). Fu perciò già successo il fatto che von Spee riuscisse non solo a non farsi intrappolare a Tsingtao ma anche ad attraversare tutto il Pacifico arrivando in Cile (un paese neutrale dove però esisteva una forte presenza di immigrati tedeschi) senza farsi intercettare da nessuna unità inglese.

Scharnost

L'incrociatore tedesco Scharnhorst fotografato nel 1908 in navigazione ad alta velocità

(fonte: The Admiralty of the Atlantic: an Enquiry into the Development of German Sea Power, Present, and Prospective, Longmans, Green, 1908, via Wikipedia)

La battaglia di Coronel

Adesso von Spee doveva passare in Atlantico, superando la “sentinella” rappresentata dalle isole Falkland. In realtà la Royal Navy aveva sottovalutato la minaccia e aveva lasciato la porta quasi aperta. Alle Falkland infatti c’erano solo due vecchi incrociatori corazzati (il Good Hope e il Monmouth) e l’incrociatore leggero Glasgow, l’unica nave moderna della squadra: l’ultima unità, la vecchia corazzata Canopus, era praticamente inutile perché troppo lenta. L’ammiraglio britannico Christopher Cradock, che comandava la squadra, ricevette ugualmente l’ordine di cercare il nemico e attaccarlo. Cradock sapeva dai servizi segreti che von Spee stava scendendo lungo la costa cilena e quindi dispose le sue navi “a pettine”, ossia schierate a intervalli regolari in una lunga linea perpendicolare alla costa cilena, in modo da essere certo di avvistare il nemico mentre risaliva a sua volta la costa cilena verso nord: le due flotte non potevano mancarsi e infatti si incontrarono il tardo pomeriggio del 1° novembre 1914, di fronte alla località di Coronel.

Le navi di Von Spee erano più moderne e più veloci. L'ammiraglio tedesco sfruttò questi vantaggi per mantenersi tra gli inglesi e la costa, e ritardò il combattimento fino al tramonto. Mentre il sole era sopra l’orizzonte, infatti, le navi inglesi erano quasi invisibili per i direttori di tiro tedeschi (gli ufficiali che a bordo di una nave da guerra devono coordinare le operazioni di tiro con i cannoni) che erano quasi abbagliati; ma non appena il sole scese sotto l'orizzonte la situazione si ribaltò a favore degli uomini di von Spee e mentre le navi inglesi si stagliavano nettamente sullo sfondo del cielo, mentre quelle tedesche, più a est, erano avvolte dall’oscurità e difficili da individuare.

Inoltre lo Scharnost e il Gneisenau avevano un tiro estremamente preciso, tanto da aver vinto numerose competizioni all'interno della marina tedesca. Fu facile per loro quindi colpire i bersagli Tra le 19.00, quando ebbe inizio la battaglia, e le 19.20 le navi tadesche misero a segno non meno di una trentina di colpi su ciascuno degli incrociatori corazzati inglesi: il Good Hope, in fiamme, esplose alle otto, mentre il Monmouth, ridotto a un relitto, fu colato a picco da un incrociatore leggero tedesco. Il Glasgow, insieme a un incrociatore ausiliario aggiunto all’ultimo momento, dovette fuggire.

La vittoria tedesca stupì l’opinione pubblica mondiale, e forse più di tutti gli stessi vincitori, che non avevano quasi subito perdite. Invece di approfittare dell’occasione, i tedeschi si diressero verso il porto cileno di Valparaiso e persero qui molti giorni preziosi, invece di muoversi subito verso sud, sottovalutando la reazione degli inglesi.

La battaglia delle Falkland

Il Primo Lord del Mare inglese, Lord Fischer, decise immediatamente di distaccare dalla Home Fleet, la flotta che proteggeva direttamente la Gran Bretagna, ben tre dei potenti e preziosi incrociatori da battaglia per intercettare von Spee: uno, il Princess Royal, doveva andare ai Caraibi nel caso l’ammiraglio tedesco avesse scelto di passare attraverso il Canale di Panama, che era stato appena aperto al traffico; gli altri due, l’Inflexible e l’Invincible, dovevano portarsi a tutta velocità alle Falkland raccogliendo al loro passaggio nelle varie basi una mezza dozzina di incrociatori minori. In realtà il loro comandante, l’ammiraglio Sturdee, non aveva compreso l’urgenza del momento e intendeva procedere senza forzare l’andatura. Fu Lord Fischer a ordinargli di anticipare di due giorni la partenza, che avvenne l’11 novembre; e fu il capitano Luce, il comandante del Glasgow che si era riunito a Sturdee al largo del Brasile, a supplicarlo di non fermarsi tre giorni nell’ancoraggio di Abrohlos Rock, come voleva fare l’ammiraglio, ma di ripartire subito.

D’altra parte, l’Inflexible e l’Invincible erano riusciti a salpare dall’Inghilterra quasi per caso, dato che erano reduci da un ciclo di lavori e a bordo non erano ancora state sistemate le bussole tradizionali: solo la disponibilità fortuita dei primi esemplari di bussola giroscopica, prontamente montati sulle navi, permise loro di lasciare gli ancoraggi avvolti da una nebbia fittissima.

Tutti questi dettagli ebbero il peso decisivo che il caso ha spesso nella storia, perché von Spee aveva deciso di andare ad attaccare proprio le isole Falkland. È facile ora criticare la sua decisione, ma le informazioni in suo possesso gli garantivano una superiorità schiacciante sulle difese dell’arcipelago (ridotte alla vecchia e quasi inutile Canopus), e probabilmente voleva cercare di “capitalizzare” la vittoria di Coronel prima di tentare il ritorno in patria. Di fatto, Sturdee arrivò alle Falkland il 7 dicembre, solo un giorno prima di von Spee: se l’ammiraglio inglese avesse insistito nei suoi ritardi, o se quello tedesco non avesse perso tempo in Cile questa pagina di storia navale sarebbe stata diversa.

La storia, è ovvio, non si fa con i se: quando il Gneisenau e l’incrociatore leggero Nürnberg all’alba dell’8 dicembre 1914 si affacciarono all’imboccatura di Port Stanley nelle Falkland avvistarono subito le alberature degli incrociatori di battaglia e di altri cinque incrociatori. Eppure, la sorpresa era reciproca: gli inglesi stavano facendo carbonamento e non erano in condizioni di combattere. Di nuovo, si è rimproverato a von Spee una indecisione fatale, argomentando che un attacco immediato contro le navi all’ancora avrebbe potuto ancora concludersi in una vittoria tedesca. Ma von Spee esitò e alla fine tentò la fuga, peraltro rallentata dalla bassa velocità delle carboniere. Quando gli inglesi uscirono, alle 10.20, il fumo delle navi tedesche era ancora visibile sull’orizzonte a nord, e il loro destino era segnato.

La superiorità britannica infatti era indiscutibile. Gli incrociatori da battaglia erano stati costruiti esattamente per situazioni come questa: la loro grande velocità (circa 30 nodi, pari a 55 chilometri all'ora) permetteva loro di inseguire facilmente qualsiasi tipo di nave avversaria, mentre con il loro formidabile armamento (otto cannoni da 305 mm) potevano colpire le unità nemiche da grande distanza restando fuori dalla portata di tiro dei cannoni avversari. In realtà, questi vantaggi erano ottenuti al prezzo di sacrificare la protezione, che era molto scarsa: se un incrociatore da battaglia si fosse scontrato con una vera corazzata (come avvenne effettivamente nella battaglia dello Jutland, nel maggio del 1916) avrebbe corso il rischio di subire gravi danni o addirittura di venire affondato con facilità (come in effetti avvenne allo Jutland). Ma gli incrociatori di Sturdee alle Falkand avevano di fronte solo degli incrociatori corazzati, più lenti e con cannoni più piccoli, e quindi godevano di tutti i vantaggi possibili.

Mappa della battaglia

Cartina della battaglia (da A History of Sea Power, 1920, via Wikipedia)

“Due navi si distaccarono ben presto dal gruppo dei nostri inseguitori. Apparivano molto più grandi e più veloci delle altre, il loro fumo era più denso, più allargato e massiccio” scrisse in seguito un ufficiale del Gneisenau. Alle 13.00 i cannoni da 305 mm degli incrociatori da battaglia inglesi aprirono il fuoco. Eppure, ancora una volta, la partita non era persa in partenza. Gli inglesi tiravano male e non riuscivano a inquadrare i due incrociatori tedeschi (von Spee si era sacrificato con le unità maggiori per tentare di proteggere la fuga delle altre), i cui cannoni, al contrario, centravano più volte i britannici. I proiettili tedeschi, del diametro di 280 mm, non riuscivano ugualmente a penetrare nella corazzatura. Fu sufficiente che Sturdee modificasse la rotta per far uscire le sue navi dalla portata di tiro dei tedeschi, perché questi ultimi non potessero più mettere a segno un solo colpo. Gli inglesi impiegarono quindi oltre tre ore di fuoco, ma alla fine riuscirono a colare a picco gli avversari: 16.17 lo Scharnhost affondò alle 16.17 e il Gneisenau alle 17.45 , quando all’Inflexible erano rimasti appena trenta proietti da 305 nelle riservette, e all’Invincible venti. Gli incrociatori leggeri tedeschi venivano intanto raggiunti e affondati a uno a uno dalle altre navi britanniche. La battaglia si risolse quindi in una totale vittoria inglese.

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