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Le chiese protestanti

Fino alla seconda metà del XVI secolo i protestanti non avvertirono la necessità di costruire nuovi luoghi di culto: all’inizio infatti non pensavano ancora di dar vita a una nuova religione, e d’altra parte quando la rottura col cattolicesimo romano divenne evidente e irreversibile il fatto di continuare a usare i vecchi luoghi di culto assunse un forte valore simbolico, in quanto affermava il trionfo della Riforma. Dopo il 1550 invece nei paesi che avevano aderito al protestantesimo si vennero a delineare alcune linee di sviluppo abbastanza precise dell’architettura religiosa.

 

 


Le vecchie chiese adattate

Nei paesi che erano passati integralmente al luteranesimo, quindi soprattutto nel mondo tedesco, non si introdusse per gli edifici di culto nessuna forma esteriore diversa da quelle tradizionali, dato che non esisteva possibilità di confonderli con i templi di altre confessioni. Le vecchie chiese cattoliche però furono spogliate completamente dalle loro decorazioni (statue e dipinti) perché considerate troppo vicine all’idolatria.

Come spiega il teologo Paul Tillich (1886-1965) «sin dall’inizio la fede protestante si è opposta alle arti visive, tra cui l’architettura delle chiese. Il pensiero protestante mette al primo posto ciò che riceve dall’orecchio; lo considera superiore a quello che riceve dall’occhio e come qualcosa di opposto a quest’ultimo».

Il protestantesimo si concepisce infatti come religione dell’ascolto della parola di Dio, cui si deve obbedienza, e tende a svalutare la vista perché essa «oggettiva», ossia trasforma in cosa, tutto ciò che riguarda lo spirito e che perciò risulta in qualche modo «degradata». L’udito è per i protestanti l’organo dell’interiorità e quindi della fede, mentre la vista è l’organo della esteriorità e non può portare a credere. Si capisce pertanto come, dovendo trasformare le vecchie chiese cattoliche per adattarle nuova sensibilità, venisse posto l’accento sul pulpito, che spesso veniva spostato al posto del vecchio altar maggiore, a volte chiudendo addirittura con un muro l’abside retrostante in modo da far sì che l’attenzione dei fedeli si concentrasse sul nuovo punto focale della celebrazione.
Una seconda importante trasformazione poi riguardava gli altari, dato che non c’era più l’eucaristia cattolica ma solo una «cena» il cui significato variava a seconda delle varie confessioni: di conseguenza, il centro dello spazio di culto veniva occupato dalle «tavole della cena», che a volte coprivano i fonti battesimali, a loro volta spostati al centro delle nuove chiese.



I nuovi edifici di culto

Tuttavia fu presto evidente che i vecchi edifici non si adattavano bene ai nuovi culti, sia perché l’acustica non era buona, sia perché la presenza di pilastri e colonne impediva a molti fedeli di vedere il ministro durante le sua predica (da questo punto di vista le chiese degli ordini predicatori, come Domenicani e Francescani, erano più adatte a essere trasformate in templi protestanti). Inoltre nei paesi in cui le religioni riformate, come il calvinismo, non riuscirono a imporsi in modo totale, come la Francia, i protestanti sentirono il bisogno di dotarsi di luoghi di culto ben identificabili e chiaramente distinguibili da quelli cattolici. Pochissimi di essi sono sopravvissuti alla revoca dell’Editto di Nantes (1685), tuttavia è possibile ricostruire il loro aspetto partendo dalle testimonianze iconografiche.
Questi edifici di culto, che venivano chiamati «templi» e non «chiese» per ricollegarsi alla tradizione biblica scavalcando il cattolicesimo medievale, avevano una forma approssimativamente circolare o poligonale. Appoggiato a uno dei lati c’era un pulpito; la zona centrale e quelle lungo le pareti erano occupate da panche per consentire ai fedeli di ascoltare la lettura delle Sacre Scritture e le successive omelie. Esteriormente l’edificio si distingueva per un ingresso più o meno monumentale e soprattutto per una specie di guglia posta al centro del tetto, di solito conico e piuttosto basso. È possibile che questa particolare configurazione volesse richiamare l’immagine del tempio di Gerusalemme così come veniva immaginato e raffigurato nelle illustrazioni tardomedievali.

  tempi protestanti larochell    tempio gerusalemme  
 

Questa stampa, tratta da Topographia Gallicae di Martinus Zeiler (1620) descrive due templi protestanti di La Rochelle, indicati coi numeri 13 e 14

   Il tempio di Gerusalemme nella stampa di Sebastian Munster, in Cosmographia Universalis, stampata a Basilea nel 1550  

 

 

 

La nuova concezione dello spazio

I protestanti e soprattutto i calvinisti sottolineavano con forza il fatto che non era il luogo a essere santo, ma la comunità dei credenti, che trasferiva questa caratteristica all’edificio nel quale si riuniva per rendere pubblica testimonianza delle propria fede. Da questo punto di vista la scelta per gli edifici di culto di un aspetto esteriore dimesso o neutro serviva a richiamare l’attenzione sul fatto che la cosa importante era la fede interiore dei credenti e non l’aspetto esteriore dell’edificio. Questo atteggiamento, fortemente polemico nei confronti dei cattolici accusati di esaltare troppo l’apparenza esterna, era molto presente presso i movimenti protestanti inglesi, dove non si usava neppure la parola «tempio» e men che meno «chiesa» ma l’espressione «case di riunione» (Meeting Houses), che non dovevano distinguersi dalle altre abitazioni né per la presenza di un campanile né per il carattere monumentale dell’ingresso.
I nuovi edifici di culto incarnavano una nuova concezione dello spazio di culto. La cattedrale cattolica medievale infatti, con le sue navate, le numerose cappelle laterali, gli altrettanto numerosi altari dedicati ai santi del calendario cristiano e soprattutto con la netta separazione tra lo spazio riservato ai laici (la navata) e quello riservato ai religiosi (l’altare e l’abside, di solito occupato dal coro) consentiva e anzi incoraggiava la presenza contemporanea di più atti di culto: mentre in un punto della chiesa si diceva una messa, infatti, in un altro si poteva tenere un sermone e in un altro ancora una preghiera comunitaria come un rosario. In questo modo nelle chiese cattoliche la percezione dello spazio interno risultava frazionata, almeno al nostro sguardo ormai abituato a lasciarsi guidare prima di tutto dalle leggi della prospettiva.

Invece nei templi protestanti poteva e doveva essere praticato un solo culto, quello di tutta la comunità che si riuniva per celebrare la propria fede (in molte città protestanti gli edifici religiosi venivano chiusi quando non erano usati, mentre le vecchie chiese cattoliche erano spesso impiegate per molte attività «laiche»): di conseguenza lo spazio interno veniva concepito in modo fortemente unitario, senza alcuna distinzione tra una parte «più sacra» riservata ai pastori e una «meno sacra» per il popolo.

Tempio Paradiso
esterno
Tempio di Lione: vista interna Tempio di Lione: vista esterna


                                                     

Secondo uno schema diffuso soprattutto nei templi calvinisti, i membri della comunità si disponevano ai quattro lati di un quadrato ideale, partecipando così alla cerimonia in modo paritetico; il centro fisico della chiesa era occupato dal fonte battesimale, mentre il pulpito era sistemato lungo una parete. Nel corso del XVII secolo, sotto l’influenza dei gesuiti, si passò poi progressivamente a uno schema diverso in cui tutti i credenti erano posti davanti al pulpito e ascoltavano il sermone uno a fianco dell’altro.

 

tempio protestante

 

 

Note alla pagina

 

Autore Martino Sacchi

Questa scheda è stata originariamente scritta per il testo Storia, di A. Zorzi, A. Zannini, W. Panciera, S. Rogari Casa editrice Garzanti scuola

 

 

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