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I lanzichenecchi


I lanzichenecchi erano truppe mercenarie nate dalla fanteria svizzera nel corso del basso medioevo e sviluppate in Germania nel corso del primo rinascimento (si può assumere il 1480 come data di nascita del nome «lanzichenecco», il cui significato preciso resta oscuro).

Un reggimento di lanzichenecchi nasceva quando un signore impegnato in un conflitto (poteva essere un nobile, una città, perfino l'imperatore) doveva procurarsi un esercito comprandolo con il denaro. Tutta la vita del lanzichenecco ruotava attorno al rapporto che si stabiliva tra il signore da una parte e il denaro dall'altra. Fondamentale perciò era il momento della «rassegna», ossia l'ispezione al campo con la quale il soldato che si presentava volontariamente veniva effettivamente arruolato. La recluta poteva contrattare sul grado con cui veniva arruolato, discutere sulla ricompensa e anche tirarsi indietro se le condizioni non lo soddisfacevano. Se accettava, doveva passare sotto un giogo formato da due alabarde con una terza lancia posta di traverso ad altezza d'uomo e veniva esaminato da un commissario. Il passaggio del giogo aveva una funzione insieme pratica (dare ordine a una cerimonia caotica), giuridica (sancire l'arruolamento) e simbolica (ammettere la recluta nella comunità del reggimento). Al termine della cerimonia si svolgeva il giuramento, preceduto dalla lettura pubblica di una lettera d'impegno che costituiva il momento conclusivo del contratto.

La paga base era quattro fiorini al mese, ma quanto era lungo un mese? Quattro settimane, sostenevano i soldati, ossia 28 giorni; trenta giorni, replicavano i signori che li dovevano pagare, e le discussioni proseguivano senza fine. Per i combattimenti i lanzichenecchi cercavano di ottenere (ma non sempre ci riuscivano) un compenso supplementare, il «soldo dell'attacco». Quattro fiorini al mese, sulla carta, era una buona paga, circa il doppio di quanto guadagnava un contadino, e si può ipotizzare che un lanzichenecco potesse mettere da parte in teoria circa la metà di quanto guadagnava. Le armi però, come ai tempi dei romani, erano a carico dei soldati, ed erano molto costose: la lancia costava circa un fiorino, un archibugio tre e mezzo, una corazza addirittura 16. Perciò solo col saccheggio un soldato poteva sperare di arricchirsi, e questa prospettiva era una delle molle più forti che spingevano gli uomini ad arruolarsi.

Se gli ufficiali (colonnello, sergente, alfiere) venivano scelti dall'alto, le cariche minori (caporale, guida, furiere) venivano invece elette direttamente dai soldati che si dividevano da soli in «squadre», l'unità base del reggimento. Questa straordinaria libertà era un retaggio del medioevo, quando il senso dell'appartenenza a un «gruppo» era molto più forte del senso di responsabilità verso un'autorità astratta e lontana.
In un reggimento di lanzichenecchi non esistevano segni esteriori del grado e neppure uniformi in senso moderno: l'abbigliamento era lasciato alla libertà del singolo, che si adeguava alla moda del tempo. I lanzichenecchi erano individualisti per necessità ma anche per vocazione. Generalmente sopra la camicia portavano un farsetto con le maniche aperte e a sbuffo; i pantaloni erano fatti a due strati, una fodera interna e un "sopracalzone" fatto di strisce di stoffa. Una particolarità dell'abbigliamento era la braguette, cioè un vistoso sacchetto per i genitali.

Lanzichenecco

Lanzichenecco accompagnato da una donna

(Fonte: Wikipedia)

Questo vestiario era così elaborato che non poteva essere realizzato ai soldati da soli, e questo rimanda alla presenza delle donne. Gli eserciti rinascimentali erano accompagnati anche durante la campagna da una folla di donne e uomini più o meno disperati che seguivano l'esercito in tutti i modi, a piedi, a dorso d'asino, a cavallo o su un carretto. Si stima che nel Cinquecento queste «salmerie» fossero pari numericamente alle truppe combattenti. I comandanti ne avrebbero fatto volentieri a meno ma era impossibile, perché esse rappresentavano il luogo in cui si svolgeva tutta la vita sociale dei soldati: fungevano da infermeria, osteria, refettorio, mercato in cui i lanzichenecchi si procuravano ciò di cui avevano bisogno. I commercianti ambulanti vivevano alle spalle dell'esercito ma contemporaneamente lo facevano vivere, in tutti i sensi. Nelle salmerie c'erano macellai, osti, arrotini, armaioli, tutti con i rispettivi aiutanti, circondati dalle vivandiere e dai loro figli. Già i primi comandanti di lanzichenecchi, come per esempio Filippo di Cleve, ammettevano a malincuore che non si poteva fare a meno delle donne, non solo come cuoche o infermiere, ma anche come prostitute «per provvedere a ciascun uomo della compagnia». Nelle cronache dell'epoca infatti i lanzichenecchi, soldati «vagabondi» per definizione, erano spesso protagonisti di episodi di violenza a carico delle donne dei paesi che attraversavano. In parte questo veniva considerato una conseguenza inevitabile della guerra, in parte si sperava di frenare gli ardori dei giovani militari con le donne pubbliche. In realtà tra questi soldati e le donne che li accompagnavano potevano nascere anche coppie relativamente stabili, in cui la donne venivano trattate con rispetto e affetto: almeno fin quando non ricompariva sulla scena la moglie «ufficiale», che era rimasta a casa quando il marito si era arruolato. Una importante ragione che spingeva le prostitute di città ad unirsi agli eserciti doveva essere la libertà molto maggiore che esse godevano nel campo, condividendo fatiche e pericoli degli uomini.

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