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La rivoluzione industriale

Introduzione alla rivoluzione industriale

Il passaggio da una economia essenzialmente agricola a una basata sull'uso delle macchine si è dimostrato uno degli eventi più decisivi nella storia, condizionando in modo profondo tutti gli aspetti della vita umana, sia dell'individuo sia della società. 

Questo passaggio, indicato normalmente come Rivoluzione industriale, è avvenuto per la prima volta in Europa, e precisamente in Inghilterra, nel corso del Settecento e ha  permesso a questo paese di assumere una posizione di primissimo piano sul piano economico e politico che è durata fino agli inizi del XX secolo.




I cambiamenti

Il cuore della Rivoluzione industriale è rappresentato da una serie di cambiamenti tecnologici interdipendenti:
1. le macchine sostituirono l'uomo
2. l'energia del vapore sostituì le forme di energia in uso fino a quel momento
3. si ebbe un netto miglioramento nei metodi di estrazione e di lavorazione delle materie prime

La Rivoluzione industriale fu a sua volta al centro di un processo più ampio che viene indicato col termine di modernizzazione, ossia quell'insieme di cambiamenti che comprendono tra l'altro

1. una forte tensione sociale, dovuta alla nascita di una nuova classe sociale, il proletariato
2. una intensa urbanizzazione, che modificò completamente il volto delle città
3. una netta caduta sia del tasso di mortalità sia di quello di natalità (la cosiddetta transizione demografica)
4. il rafforzamento e l'ingrandimento della burocrazia
5. la diffusione della scolarizzazione
6. l'acquisizione della mentalità necessaria per usare la moderna tecnologia


La tecnologia

Il carattere decisivo della Rivoluzione industriale fu che essa inaugurò una crescita cumulativa e autopropulsa della tecnologia.
Questo significa che per la prima volta nella storia lo sviluppo non rimase legato al limite delle risorse organiche (sia vegetali sia animali) ma si basò sullo sfruttamento di risorse minerali come il ferro e il carbone.

La differenza tra i due tipi di risorse è fondamentale: quelle organiche hanno il pregio di riprodursi in modo per così dire "automatico" (le piante ricrescono e gli animali rinnovano le loro energie a condizione che siano lasciati a riposo) ma con un ritmo molto lento, che perciò le rende disponibili solo in piccole quantità condizionando le possibilità del loro sfruttamento. Le risorse minerali invece, pur non essendo reintegrabili, erano disponibili in quantità così massicce da poter essere considerate illimitate. Tale disponibilità ne permise perciò uno sfruttamento esponenziale.

Come tutti i fenomeni storici complessi, è difficile e probabilmente impossibile individuare la singola causa decisiva della rivoluzione industriale: piuttosto, fu un'intera costellazione di fatti, interagenti tra loro nel corso dei secoli precedenti, a portare a questa svolta decisiva nella storia dell'umanità.

La gestazione della rivoluzione industriale, in questa prospettiva, fu perciò molto lunga.

I fattori chiave

I singoli fattori più importanti sono probabilmente due:
1. la valorizzazione dell'iniziativa privata
2. la spinta a una trasformazione razionale dell'ambiente


Questi due elementi rappresentano altrettante dinamiche di lunga durata che confluiscono nella rivoluzione industriale

L'iniziativa privata
Il ruolo dell'iniziativa privata in Occidente è stato di grande importanza nella formazione del mondo moderno. Da un lato lo sviluppo dei commerci fece nascere e crescere le città, sgretolando gradualmente l'economia curtiense tipica della proprietà fondiaria medievale, e dall'altro fornì sempre nuove risorse ai sovrani e agli statisti alla guida delle monarchie e degli nazionali.
A loro volta gli stati nazionali europei rappresentavano una molteplicità dinamica di centri politici in concorrenza e in conflitto tra loro, del tutto diversa dagli imperi orientali e dell'antichità, che ne stimolò continuamente la crescita.
Il concetto stesso di proprietà nel senso moderno (ossia come disponibilità piena e totale di un bene) si formò quasi solo in Europa occidentale, quando i vari elementi del diritto di proprietà si raccolsero in una sola persona, che appunto poteva disporre del bene (di solito la terra) a proprio piacimento. Perché questo fosse possibile i sovrani dovettero rinunciare ai loro diritti tradizionali sui beni dei sudditi, passaggio decisivo che non venne compiuto nelle culture non occidentali (per esempio nei grandi imperi asiatici e negli stati musulmani).

Contemporaneamente gli europei impararono a trattare i problemi relativi alla proprietà sulla base dell'accordo reciproco, contrattando sia tra di loro sia con i sovrani, e svilupparono un apparato giudiziario in grado di risolvere le controversie sulla base di norme stabilite e riconosciute da tutti. In questo passaggio fu decisiva l'alleanza tra borghesia e monarchia contro le pretese della nobiltà.

In  particolare, grande importanza ebbe la legislazione relativa ai brevetti, che garantendo la sfruttabilità economica delle invenzioni stimolava potentemente lo spirito inventivo.

La graduale abolizione dei vincoli personali tra contadini e nobili, e la parziale sostituzione del latifondo con la piccola proprietà privata, permise un fatto di grande importanza per la nascita del capitalismo industriale: l'estensione della manifattura commerciale dalla città alla campagna, dove la manodopera costava molto meno. Quando i commercianti delle città europee poterono far lavorare per loro i contadini anziché i membri delle corporazioni cittadine, i prezzi dei loro prodotti poterono calare in modo significativo, diventando concorrenziali addirittura a livello mondiale.

La trasformazione razionale dell'ambiente
La spinta a trasformare razionalmente l'ambiente circostante è un'altra caratteristica tipica dell'Europa moderna. Naturalmente la spinta al controllo dell'ambiente è presente in tutte le civiltà, ma nell'Europa occidentale fu particolarmente accentuata da una serie di fattori:
l'esperienza religiosa cristiana desacralizzò la natura, impedendo di vedere in ogni essere una divinità;
il calvinismo accentuò gli sforzi rivolti alla razionalizzazione della vita
la rivoluzione scientifica mostrò come applicare gli strumenti della razionalità alla previsione dei fenomeni e al dominio della natura.
la filosofia moderna sviluppò una interpretazione globale della realtà materiale come pura estensione che eliminava i vincoli di tipo essenzialistico delle filosofie classiche.

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Detti Tommaso, La rivoluzione industriale dall'Europa al mondo  "sia la crescita della Gran Bretagna e di altri paesi europei prima del XIX secolo, sia quelle riscontrate in alcuni paesi asiatici rimangono fenomeni dai limiti, se non invalicabili, storicamente mai superati. In quest'ottica la domanda «perché l'Inghilterra?» deve dunque essere riformulata, non limitandosi a interrogarsi sulle peculiarità di più o meno lungo periodo che dettero luogo alla rivoluzione industriale: perché lì una fase di crescita non inconsueta fu seguita da un inedito tipo di sviluppo moderno e ciò non accadde in altre situazioni comparabili, europee ed extraeuropee? O, se si preferisce, perché l'Inghilterra (l'Europa) non si comportò come le altre parti del mondo?"

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