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Le navi all'epoca delle crociate

INDICE DELL'ARTICOLO
La base materiale: i sistemi costruttivi
Le tipologie di navi
Le conoscenze teoriche
La cartografia

Ragionando in termini di lunga (lunghissima!) durata, va detto innanzitutto che la storia navale nell’Europa medievale è in realtà la storia di due tradizioni nettamente distinte: quella del Mediterraneo a sud e quella del «Mediterraneo del Nord» formato da mar Baltico, mare del Nord, canale della Manica, mare d’Irlanda e mari immediatamente adiacenti. Le due zone sono divise dal «cuneo» rappresentato dalla penisola iberica, in mano agli arabi fin dall’VIII secolo. Scambi tecnologici tra le due aree sono stati possibili anche in tempi molto remoti , ma di fatto solo nel 1277-78, quando le galee genovesi aprono una via di comunicazione diretta con le Fiandre, si inaugura quella via marittima «tangenziale» (nel senso di esterna ai confini fisici dell’Europa) che permetterà nel giro di un secolo circa la fusione delle due tradizioni.

La base materiale: i sistemi costruttivi  sort0

Il periodo che stiamo trattando perciò permette di mettere in evidenza le differenze tra tradizione meridionale e tradizionale settentrionale, la prima e fondamentale delle quali  è il modo in cui si costruivano le navi.

Gli scafi del nord Europa vengono costruiti con un sistema detto «a clinker» , mentre nell’Europa mediterranea il sistema prevalente almeno a partire dal VI sec. d.C.  è quello detto «a paro» per indicare che le tavole di fasciame non sono sovrapposte ma affiancate le une alle altre in modo da dare allo scafo una superficie liscia. Per ottenere questo risultato però è necessario partire dalla struttura interna   sulla quale in un secondo momento vengono fissate le tavole prima con caviglie e pioli in legno e poi chiodi in ferro. Il sistema è più complesso ma garantisce una maggiore rigidità e soprattutto permette di costruire navi più grandi. Non esistevano ovviamente progetti nel senso odierno del termine: i mastri d’ascia però si basavano su «progetti verbali»,  ossia un pacchetto di istruzioni tramandato di generazione in generazione e affiancato da una serie di regole di proporzioni geometriche (senza le quali le istruzioni sono del tutto incomprensibili) condivise in tutto il tutto il bacino del Mediterraneo, che permettevano di ricostruire per così dire «a cascata», da poche misure base, il tracciato degli scafi.



Le tipologie di navi  sort0

Nel Mediterraneo del XII secolo esistevano due tipologie fondamentali di navi: le cosiddette «navi lunghe» e le «navi tonde». Le prime (dette galee o galere) avevano uno scafo basso, lungo e stretto, erano caratterizzate dalla presenza di un gran numero di rematori (anche se disponevano di un albero con vela latina), ed erano utilizzate prevalentemente per la guerra;  le seconde invece avevano uno scafo più tozzo, più alto e più robusto, erano esclusivamente a vela ed erano prevalentemente per il commercio. Esistevano due tipi di nave a vela: la buzonave, più grande, a due ponti, con due alberi a vele latine, e la tareta, più piccola, a un solo ponte ma anch’essa con due alberi (armati di solito con vele latine). La distinzione tra nave da guerra e nave da trasporto non è rigida, dato che fino all’introduzione dell’artiglieria le capacità militari erano date soprattutto dalle forze combattenti imbarcate: bastava riempire una buzonave di soldati e questa si trasformava in nave da guerra . Per tutto il Duecento le galee sono biremi (ossia ogni banco ospita due rematori, ciascuno dei quali manovra un solo remo) e gli uomini che le manovrano non sono schiavi ma liberi cittadini, che per il loro servizio vengono retribuiti.
Proprio perché i confini tra gli usi non erano rigidi, le galee potevano essere impiegate per trasportare merci piccole e preziose (spezie, argento, sete) ma la «galea grande» o «da mercato» non compare fino agli ultimissimi anni del Duecento o i primi del Trecento, e perciò non partecipa alle vicende delle Crociate.



Le conoscenze teoriche  sort0

La navigazione nel Medioevo si può avvalere di uno strumento ignoto all’antichità: la bussola. La comparsa di questo strumento può forse essere datata al 1100 Le primissime testimonianze parlano di una ciotola in cui galleggia un ago fissato a uno stelo di paglia. Nella sua forma appena più evoluta questo primitivo strumento si era trasformato in una scatola di legno rotonda (detta «bussolo»: da qui il nome italiano dello strumento), che conteneva un ago magnetizzato in equilibrio su una punta sottile. Sul bordo o sul fondo della scatola era disegnata la cosiddetta «rosa dei venti», cioè le direzioni principali espresse con i corrispettivi nomi dei venti. Solo tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, ci fu un'importante miglioramento che trasformò la bussola in uno strumento veramente efficiente: l'ago o gli aghi calamitati furono fissati sotto un disco di carta o di legno molto leggero, di dimensioni leggermente inferiore al diametro della scatola della bussola e sul quale veniva riportata la rosa dei venti. In questo modo veniva risolto il problema dell'oscillazione dell'ago, dovuta ai movimenti violenti della nave, che rendeva spesso difficile leggere i dati forniti dallo strumento.
La disponibilità di questo strumento permise di realizzare le prime carte nautiche, il cui primo documento conservato è la cosiddetta «carta pisana»,  nella quale è ravvisabile un importante cambiamento nel senso dello spazio (da mistico-simbolico a pratico-utilizzabile).



La cartografia  sort0

Sicuramente questa carta non è sorta dal nulla, ma è stata preceduta da una serie di carte locali che raffiguravano solo i singoli bacini, come l'Adriatico o il Mar Egeo. Tuttavia nulla ci è rimasto di questi documenti e perciò la carta Pisana appare come un cambiamento improvviso nella storia della cartografia.
La datazione della carta corrisponde in modo significativo con la prima citazione dell’uso di una carta: Guillaume de Nangis, descrivendo la crociata di San Luigi nel 1270, narra appunto che qualche giorno dopo la partenza da Aigues Mortes il re chiese di sapere dove si trovava e gli fu appunto mostrato, su una carta nautica, che si trovava vicino a Cagliari.
Con la carta  nautica irrompe nella civiltà occidentale una nuova percezione della realtà, connessa alla tecnologia disponibile al tempo . I dati contenuti nella carta possono provenire solo dall'esperienza, non dai libri della tradizione classica, e già questo è una frattura epistemologica con il passato, Lo spazio è interpretato in modo geometrico, attraverso un complesso reticolato di linee che attraversa tutta la carta (martelogio). Non ci sono illustrazioni o disegni: vengono invece riportati tutti i nomi dei porti utilizzabili per la navigazione (sono scritti sul lato interno della linea di costa, in modo da non rendere illeggibili le indicazioni nautiche), mentre una seria di simboli (puntini, crocette…) indicano i pericoli principali.

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