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Il problema delle fonti

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Prima ancora di iniziare lo studio della filosofia antica ci imbattiamo in un serio problema: non abbiamo niente da studiare. Quello che i «filosofi» hanno lasciato scritto è andato perduto: non ci è pervenuto un solo «libro» completo della filosofia prima di Platone.

Quello che sappiamo lo dobbiamo al fatto che filosofi, storici, retori, scrittori di ogni genere nei secoli successivi hanno riportato le idee dei primi pensatori, a volte citandone esattamente le parole, più spesso facendone un riassunto. A volte questo lavoro voleva effettivamente preservare la conoscenza di questo pensiero, e quindi la sua presentazione è affidabile. A volte invece l'intento polemico era prevalente: chi riportava il testo antico lo faceva per criticare o contestare il suo contenuto, e quindi è legittimo il sospetto che le idee venissero presentate in modo distorto, per essere smantellate con maggior facilità.

Il grosso delle informazioni sui filosofi arcaici ci proviene da un gruppo ristretto di autori:

Platone, un importante filosofo della prima metà del IV secolo a.C., nei suoi Dialoghi si confrontò molto spesso con le tesi dei filosofi a lui precedenti, citandole a volte anche in modo diretto. Purtroppo le idee di questi pensatori non vengono riportate con un intento storico e oggettivo, ma all'interno di discussioni spesso aspre tra i protagonisti dei dialoghi: è quindi legittimo il sospetto di una possibile manipolazione da parte di Platone, almeno in alcuni casi.

Aristotele, un altro importante filosofo del IV secolo a.C., raccolse in modo organico le tesi dei suoi predecessori in un testo che oggi compone il cosiddetto libro Alfa (ossia il primo volume) della sua opera intitolata Metafisica. Anche se in questo caso manca la passione polemica del dialogo, Aristotele presenta tutta la storia della filosofia come una preparazione della sua filosofia: molto spesso le idee dei predecessori vengono filtrate dal suo desiderio di trovare nei pensatori che lo hanno preceduto le anticipazioni del suo pensiero.

Teofrasto, un allievo di Aristotele, ha proseguito il lavoro di Aristotele, ma con minore profondità e originalità.

Diogene Laerzio, un autore del III secolo d.C. di cui sappiamo pochissimo, ci ha lasciato una importante opera, Le vite dei filosofi, che però risulta più una raccolta di aneddoti che non una presentazione autentica del pensiero degli autori.

Infine un professore di filosofia del VI secolo d.C., Simplicio, ci ha lasciato un commento alla Fisica di Aristotele nel quale vengono riportate numerosissime citazioni di testi ancora consultabili all'epoca e poi andati perduti.

A queste raccolte, che rappresentano per così dire l'ossatura della nostra conoscenza della filosofia arcaica, vanno aggiunte le numerose citazioni sparse sia nella letteratura greca sia in quella romana.
Lo studioso tedesco Herman Diels a partire dal 1879 cominciò a raggruppare tutto questo materiale, che è confluito nel 1903 nell'opera I frammenti dei presocratici. Nonostante molti difetti questa raccolta, continuamente aumentata dallo stesso Diels e poi dopo la sua morte dal collega Walter Kranz (oggi l'opera è infatti nota con i nomi congiunti di Diels-Kranz) rappresenta ancora oggi il punto di riferimento imprescindibile per qualunque studio su questa parte della filosofia.

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