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Jaeger interpreta Socrate

Socrate «è la più grande personalità di educatore apparsa nella storia del mondo occidentale»: è colui che scopre il cosmo morale.

In realtà, in gioventù  Socrate volle affrontare anche la dimensione della physis, chiedendosi  «che cosa è buono» e cercando la struttura finalistica del cosmo. In questo si svela un atteggiamento fondamentalmente antropocentrico, in sintonia con gli importanti sviluppi della medicina, che era una «grande forza intellettuale» del tempo, madre del moderno empirismo filosofico. Socrate quindi si propone consapevolmente come «medico dell’anima».
L'ambiente di Socrate non è «l'astrattezza senza tempo di un'aula di scuola, ma il vivo tumulto della palestra ateniese»: sceglie questo ambiente per mettere in rilievo il parallelismo tra lo spogliarsi fisico per gli esercizi ginnici e lo spogliarsi spirituale per gli «esercizi filosofici» cui Socrate sottopone i suoi interlocutori.
La dialettica socratica è «l'estremo opposto dei metodi di insegnamento dei contemporanei sofisti»: la filosofia per Socrate infatti non è un pensare puramente teorico ma è esortazione e confutazione, entrambe nella forma dell'interrogazione, che in realtà sono «due semplici stadi dello stesso processo spirituale» educativo.

La filosofia socratica è prima di tutto cura dell'anima e per questo è qualcosa di religioso: «L'anima è quel che di divino è nell'uomo»
La cura dell'anima a sua volta è conoscenza dei valori e della verità. In questo modo assistiamo a un ribaltamento dei valori: per Socrate al primo posto stanno i valori dell'anima, poi quelli del corpo, poi quelli esteriori.
Cos'è l'anima per Socrate? La «sintesi di tutti i valori intellettuali ed etici della personalità»
Socrate non sa decidere a favore o contro l'immortalità (vedi Apologia). Per lo Jaeger, questo testimonia della  «tempra intellettuale critica, positiva, aliena del dogmatismo» di Socrate.
In ogni caso per lui il problema non fu decisivo, a tal punto che non sa decidere neppure se l'anima si possa separare dal corpo. Quello che è chiaro è che servire l'anima «è servire Dio, perché essa è intelletto pensante e ragione morale».
Secondo lo Jaeger quindi tutti gli «accenti cristiani» che alcuni interpreti credono di ritrovare in di Socrate sono in realtà schiettamente greci.
Infatti «il più alto grado di sviluppo religioso lo spirito greco lo raggiunse non già nei culti degli dei, ma nella poesia e nella filosofia». La filosofia greca «è soltanto l'espressione fattasi consapevole dell'intima fondamentale struttura dell'uomo greco». Le religioni dionisiache e orfiche sono solo preparatorie.
Sul tema centrale dell’anima, per esempio, la distanza tra le posizioni cristiane e quelle socratiche è notevole: per Socrate anima e corpo sono i due lati distinti dell'unica natura umana.
La realtà è che «nel pensiero di Socrate non c'è opposizione tra psichico e fisico». L'anima è cosmo (=insieme ordinato) di virtù (fortezza, saggezza, giustizia, pietà), cioè di forze in suo possesso (del tutto parallele alle virtù del corpo, forza e bellezza). Il bene dell'anima è l'armonia di questi «beni» (=possessi). Il dovere (=ciò che noi dobbiamo fare) è anche ciò che è utile e salutare e perciò dà felicità.
L’esito di questo processo è una interiorizzazione della vita umana: «virtù e felicità hanno sede ormai nell'interno dell'uomo».
«La cura dell'anima non implica affatto per lui il rifiuto della cura del corpo» (74): c'è supremazia dell’anima sul corpo, non separazione.
La contrapposizione con i sofisti sul piano educativo è totale: per Socrate infatti le scienze hanno significato solo in relazione all'etica, mentre per i sofisti hanno una valore autonomo. I sofisti insistono sui valori intellettuali, Socrate su quelli morali
Socrate si concepì e fu concepito come maestro di politica perché «le cose umane» del singolo culminano per i greci nelle «cose pubbliche» della polis da cui dipende l'esistenza del singolo.
Socrate non fu filodemocratico: è «contrario al principio del prevalere di una maggioranza, a sua volta dominata da parlatori abili»
D'altronde a quel tempo «i problemi dello stato pesavano in maniera decisiva, senza eccezione su ogni uomo»

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