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Intervista a Bodei: il senso della storia della filosofia

Indice dell'articolo

IL SENSO DELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

Studente: Studiando filosofia si può avere l'impressione di studiare una lingua morta, una lingua antica. Allora mi chiedo: esiste un linguaggio vivo per la filosofia?

Bodei
: Il linguaggio vivo siamo noi stessi.È la nostra capacità di tradurre i testi filosofici o i problemi filosofici in problemi nostri. C'è una disgrazia nella tradizione scolastica italiana, cioè che si studia la filosofia molte volte in senso storico. Questo dà l'impressione della lingua morta.
Se tuttavia, invece di mettere i filosofi in fila indiana e connetterli attraverso questo esile filo dello sviluppo cronologico, dal passato fino al presente, leggiamo i testi filosofici, vediamo che l'attualità di un Platone, di uno Spinoza o di un Aristotele è molto più grande di quella di tutti i filosofi contemporanei. Cioè, ci sono più vicini quelli che dovrebbero essere i filosofi che usano lingue morte dei nostri contemporanei, perché pongono dei problemi che continuamente, appunto, si ripresentano.
La filosofia vi sembra morta proprio perché Voi la studiate a livello semplicemente storico.
Oggi la storia della filosofia serve semplicemente per tarare i concetti e sapere ad esempio che il termine sostanza non è la stessa cosa in Aristotele, in San Tommaso o in Hegel. Però la filosofia non si riduce al suo sviluppo storico, né è soltanto un prodotto individuale, perché se fosse semplicemente individuale non sarebbe comunicabile. C'è una storiella che a me piace molto. Una volta Hegel venne invitato a un pranzo, e c'era una signora - che, dice lui, che lo guardava come se fosse un tenore - la quale gli chiese qual era la sua filosofia. E Hegel disse molto giustamente: "Tutto ciò che c'è di personale nella mia filosofia è falso". Intendendo dire che tutto ciò che riguarda semplicemente la nostra individualità, in quanto qualcosa di semplicemente storico, di accidentale - ovvero ciò che non è comunicabile - non fa parte della filosofia.

La grande filosofia è quella che prende un punto di vista; noi non possiamo uscire dalla nostra pelle, ma questo punto di vista è come se uno salisse su una montagna e allargasse continuamente il campo visivo.
Una filosofia è tanto più viva quanto più include le esperienze e i modi di pensare altrui. Quindi il linguaggio della filosofia può essere morto soltanto se noi lo vediamo così: liofilizzato nei manuali di storia della filosofia, come se fosse un riassuntino.
Cioè, quando noi leggiamo cosa ha detto Aristotele in un manuale, anche il migliore, è come se ci dicessero che ne I promessi sposi ci sono due giovanotti che si vogliono bene e un cattivo che glielo impedisce. Che godimento abbiamo? Invece se Voi leggete I promessi sposi, o una qualsiasi grande opera letteraria, e leggete un Dialogo di Platone o Le confessioni di Sant'Agostino o Il discorso sul metodo di Cartesio voi vedete una filosofia viva, che non è legata semplicemente alla lingua con cui si esprime - il greco antico, il latino o il francese. Voi vedete una filosofia che Vi coinvolge perché tocca una quantità di problemi che sono nostri. Rispondendo al suo amico, avevo detto prima, che la filosofia certamente non è eterna, però non è legata all'orizzonte del proprio tempo - nel senso che non è legata alla data di nascita e alla data di morte di ciascuno di noi o di un filosofo. Perché pensate alla lingua? La lingua italiana esiste, per semplificare, da circa ottocento anni. Tuttavia continua a vivere. E vive perché c'è chi la parla. Quindi la filosofia vive finché c'è chi reinterpreta, e in questo modo ripensa i problemi.