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Intervista alla De Monticelli: Perchè fare filosofia?

Indice dell'articolo

 INSEGNARE A FILOSOFARE
Studentessa: Come si insegna la filosofia - visto che quello dell'insegnamento e della comunicazione è un problema che si è posto fin dai tempi di Socrate?
De Monticelli: Difficile domanda per cominciare. Credo di non aver ancora imparato, dopo una dozzina d'anni che ci provo, come si insegna. Credo però che abbiano ragione tutti coloro che hanno capito che non si insegna una filosofia, ma si insegna a filosofare. Come insegnare a filosofare - partendo spesso quasi da zero - questo è davvero ogni volta una scommessa. Io ho provato a fare in questa maniera: parto dal principio che l'esigenza di chiarezza, di evidenza, di comprendere meglio ciò che tutti noi viviamo sia insita nella mente di ognuno. E lavoro su questo: sull'esigenza di comprendere ciò che noi viviamo e sperimentiamo. Quindi una filosofia intesa essenzialmente come una traduzione di esperienze, di realtà in vere e proprie esperienze di significato. Bisogna imparare a formulare il contenuto di un'esperienza, ma anche, formulandolo, a non perdere di vista ciò che riempie intuitivamente il concetto di un vissuto e di un vissuto personale.

Studentessa: Mi chiedevo quand'è che un individuo inizia a filosofare. Non è che una persona si alza la mattina e si scopre filosofo. Qual è il passaggio tra il pensiero quotidiano e la filosofia?
De Monticelli: Io credo che non c'è bisogno di svegliarsi un mattino per scoprirsi filosofo, ma che questo può succedere assolutamente ogni mattina, nel momento in cui un atteggiamento, diciamo così "narrativo", si trasforma in un atteggiamento riflessivo. Invece di chiedermi che cosa è successo in particolare, mi chiedo come potrei descrivere non solo questa situazione, ma molte situazioni possibili, analoghe a questa. E questo, secondo me, è il primo passo. In termini molto tradizionali si dice il passaggio dalla percezione di un fatto o di una realtà singolare, individuale, alla percezione - io non ho paura di mobilitare un termine difficile - di un'essenza, di un universale, di un'idea.

Studente: Volevo sapere qual è l'importanza della forma nello scrivere filosofico.
De Monticelli: Centralissima naturalmente, supponendo che sappiamo cosa intendiamo per forma. Noi per forma intendiamo anzitutto due cose: una comune a tutte le arti della parola, e cioè un sentimento che ha un riscontro formale, cioè nel linguaggio stesso, della responsabilità estrema che è usare le parole, il peso delle parole. Sentire il peso delle parole è in qualche modo avere un sentimento dell'elemento formale del linguaggio, dell'elemento che distingue la parola teoricamente impegnata dalla parola pragmatica, che serve semplicemente ad avere effetti. Ma poi c'è forse un senso più individuale, di forma. Allora non pensiamo più tanto agli elementi che ci permettono di cogliere la struttura, ciò che è comune a diverse espressioni e quindi la forma di un pensiero, ma pensiamo piuttosto alla forma, nel senso piuttosto dello stile proprio di un individuo. Sono due concetti differenti. Penso che effettivamente entrambi giochino un ruolo altrettanto importante in tutti gli autori che restano.