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Cosa è la scienza

Indice dell'articolo

Come funziona la scienza

La scienza del positivismo

Le radici storiche della posizione del senso comune sulla scienza vanno ricercate in buona parte nel positivismo ottocentesco, una corrente filosofica che può essere riassunta nei seguenti punti:
La realtà esiste "fuori" di noi e "prima" di noi, ed è già completamente realizzata: questo significa che
la presenza di osservatori è assolutamente ininfluente sulla realtà (il mondo sarebbe esattamente com'è anche senza di noi)
la conoscenza non potrà essere se non la semplice registrazione di ciò che già esiste
L'unica forma di conoscenza adatta per cogliere questa realtà già completa è la scienza moderna, con la sua metodologia sperimentale ed empirica
Tutto (letteralmente tutto) quello che non può essere colto dalla scienza non è conoscibile in senso stretto, ma è oggetto di sentimento
Il criterio fondamentale è quello di verificazione: una proposizione è scientifica se può essere verificata, ossia se è possibile "andare a controllare" che le cose stiano effettivamente così e non diversamente.
La concezione positivista si ispirava alla meccanica newtoniana, che sembrava praticamente inarrestabile nella sua capacità di prevedere nuovi fatti e che funzionava come modello da imitare per tutte le altre scienze.  Un episodio famoso che sembrò confermare in modo definitivo la validità della meccanica newtoniana fu la scoperta del pianeta Nettuno, e quella di Plutone.

La scoperta di Nettuno

Quando l'astronomo francese Alexis Bouvard cercò di calcolare l'orbita di Urano (che era stato scoperto nel 1781 dall'astronom inglese Herschel), scoprì che presentava delle anomalie, cioè delle deviazioni impreviste dall'orbita ellittica che avrebbe dovuto percorrere. Dopo molti tentitavi di spiegare questo fenomeno, i matematici Le Verrier (francese) e Couch Adams (inglese) postularono l'esistenza di un altro pianeta più lontano, la cui attrzione gravitazione fosse in grado di modificare l'orbita di Urano, e riuscirono anche a calcolare la posizione presunta di questo astro. Sulla base di questo calcolo, nel 1846 l'astronomo tedesco Galle "scoprì" osservativamente il pianeta.
Lo stesso schema si ripetè nel 1930 per la scoperta di Plutone.
In realtà, in un caso e nell'altro la fortuna giocò un ruolo non indifferente perché, a cose fatte, si potè constatare che i calcoli erano sbagliati.
La concezione positivista però cominciò a sgretolarsi già nel corso dell'Ottocento. Il primo episodio fu la scoperta (o invenzione?) delle geometrie non euclidee. Fino a quel momento tutti avevano accettato come ovvio il fatto che fosse possibile una sola geometria, quella euclidea, basato sullo spazio a tre dimensioni, che a sua volta di basa su un postulato particolare. Nel 1825 due matematici, Bolyai e Lobacewski, seguiti poi da Riemann, scoprirono che era possibile costruire una geometria sensata anche senza questo postulato. Sorse allora il problema: perché dovremmo utilizzare la geometria euclidea? Chi ci garantisce che sia "vera" dal momento che anche le altre geometrie pensabili godono degli stessi caratteri di coerenza rigorosa? Il dibattito filosofico su questo problema fu molto intenso: alla fine del secolo scorso il fisico e filosofo francese Poincaré giunse alla conclusione che la scelta della geometria euclidea era dovuta esclusivamente a ragioni di "economia di pensiero". In altre parole, la geometria eculidea è semplicemente la più comoda per descrivere un mondo in cui gli oggetti sono stabili.
Un altro fatto che contribuì potentemente allo smantellamento del sistema newtoniano furono le nuove scoperte relative alla luce: prima di tutto, l'impossbilità di misurare un cambiamento nella velocità della luce in relazione al movimento della terra

Popper, Kunn e Lakatos

Popper è forse famoso al grande pubblico per la polemica che ha mantenuto nei confronti della televisione, ma la sua fama come epistemologo è legata a un importante libro del 1936, la Logica della ricerca scientifica.
La tesi fondamentale di Popper è il cosiddetto principio di falsificazione: siccome è impossibile verificare una legge empiricamente (questo vorrebbe dire controllare un numero infinito di casi) bisogna rassegnarsi a falsificarla, cioè a trovare un esperimento che contraddica le previsioni della legge stessa.

Nella sua opera fondamentale, La struttura delle rivoluzioni scintifiche, Kuhn sostiene che esiste una alternanza di "scienza normale" e di "scienza rivoluzionaria". La prima vive nello sviluppo di un "paradigma"; la seconda esiste nel periodo, relativamente breve, in cui questo paradigma è stato cambiato dalla comunità degli scienziati.
Il concetto di crisi della scienza
Il fatto che la scienza conosca del momenti di crisi è assolutamente fisiologico. È errato interpretare un momento particolare di crisi di un settore scientifico come giustificazione del rifiuto della scienza in blocco. È invece quello che è avvenuto alla fine dell'Ottocento quando sembrava che i fondamenti della fisica classica venissero messi radicalmente in discussione. In modo particolare in Italia gli esponenti del neoidealismo (Croce e Gentile) assunsero la crisi dei fondamenti come giustificazione della loro visione per la quale la scienza andava intesa come momento inferiore dello spirito. A cavallo dei due secoli si giocò così una partita decisiva per lo sviluppo della cultura italiana,che vide schierati da una parte Croce e Gentile e dall'altra importanti matematici di livello europeo come Peano ed Enriques.

Lakatos infine sostenne che un fatto di per sé non contraddice nessuna teoria, e comunque è possibile introdurre delle ipotesi ad hoc per rendere compatibile il fatto con la teoria. Arriva però un punto nel quale la complessità di questi aggiustamenti, invece che consolidare la teoria, fanno sì che essa venga abbandonata. Qual è questo limite? La decisione, a un certo punto, è arbitraria: si decide che ora di interrompere la fiducia da accordare a una certa teoria. Questo contributo della pura e semplice decisione dà ragione al convenzionalismo (almeno in parte).
Il problema scientifico non viene mai risolto definitivamente: esistono solo degli slittamenti.
Il programma di ricerca unifica una serie di teorie scientifiche e consiste in un complesso di regole metodologiche che indicano quali ricerche evitare e quali seguire (euristica negativa e positiva)
La storia della scienza è la storia dei programmi di ricerca, che possono essere formulati in termini metafisici.
I programmi di ricerca scientifici sono caratterizzati dal loro nucleo, in linea di principio inconfutabile grazie a una decisione "convenzionale". Attorno al nucleo esiste una cintura protettiva di ipotesi ausiliarie, ipotesi osservative e condizioni iniziali che hanno il compito di protegge il nucleo dalle critiche legate a osservazioni "falsificanti"

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