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I rapporti tra filosofia illuminista e società in Francia, Inghilterra e Germania

Indice dell'articolo
La concezione borghese dell'esistenza
Il caso inglese
Il caso francese
Il caso tedesco



Lucien Goldmann, filosofo di ispirazione marxista, scrisse nel 1944 una interessante analisi dei rapporti tra filosofia e società in Europa nel corso del XVI e XVII secolo.

La concezione borghese dell'esistenza

La concezione del mondo propria della borghesia europea tra il XII e il XVIII secolo si può riassumere nei seguenti punti:.
  • libertà
  • individualismo (ossia la concezione per la quale "l'individuo è... l'uomo liberato da tutti i vincoli, limitato unicamente dalla libertà altrui")
  • uguaglianza giuridica, come conseguenza dei primi due punti


Le due espressioni filosofiche di questa Weltanschauung sono l'empirismo e soprattutto il razionalismo, per il quale la libertà significa libertà dai vincoli esterni ma anche libertà dalle passioni interne.

Questo però porta a un distacco dal mondo e dalla società: infatti laddove ogni io decide, in modo autonomo, autosufficiente e senza relazione alcuna con gli altri uomini, del vero, del buono e del bello, non v'è più posto per il grande tutto, il mondo. Mondo e comunità umana diventano realtà esteriori, atomizzate, dissociate, che l'uomo può osservare e studiare e di cui può al massimo stabilire scientificamente le leggi, ma che non hanno più alcun riferimento umano e vivente con il soggetto, con l'uomo.

In altre parole i razionalisti e gli empiristi riescono a cogliere la libertà e l'autonomia dell'individuo, ma perdono di vista la comunità umana e la totalità come "senso e prodotto della libertà nell'azione degli uomini liberi"

Il primo pensatore moderno che abbia nuovamente considerato la totalità come categoria fondamentale dell'esperienza, sebbene solo da un punto di vista problematico, è Kant.


Il caso inglese

La storia inglese è caratterizzata da un rapido e precoce sviluppo della borghesia, che si trova di fronte una aristocrazia ancora forte. Non si tratta perciò di sopprimerla (come in Francia) ma di arrivare a un compromesso, dal quale deriva l'Inghilterra di oggi.
Secondo Goldmann, "là dove la struttura economia e sociale di un paese di forma essenzialmente attraverso un compromesso tra due classi contrapposte, anche la visione del mondo dei filosofi e dei poeti sarà più realistica e meno radicale che nei paesi in cui una lunga lotta ha radicalizzato le opposti classi in competizione".
Il fatto che in questo paese la borghesia abbia raggiunto il potere in tempi assai precoci, con le rivoluzioni del XVII secolo, ha permesso ai filosofi di assumere come punto di partenza della loro riflessione la realtà così come essa era invece di come sarebbe dovuta essere. La riflessione inglese prende perciò un indirizzo di tipo empirista. Per la borghesia inglese, complessivamente scetticheggiante, la libertà è qualcosa di reale, già realizzata nella storia, anche se forse non è qualcosa di necessario.


Il caso francese

La storia francese è caratterizzata da uno sviluppo "normale" della borghesia, che si allea alla monarchia contro la nobiltà. Quando la nobiltà perse ogni importanza economica e politica la borghesia, che si era gradualmente sostituita alla nobiltà nella gestione dello stato, comincia a opporsi a una monarchia avvertita come oppressiva, finché non la rovescia. Il pensiero francese, in quanto prodotto da una borghesia "sana", è orientato verso il mondo, che vuole conoscere e capire: è cioè essenzialmente scientifico ed ontologico. Inoltre gli intellettuali francesi sono legati organicamente al loro pubblico, di cui esprimono l'opinione.Per la borghesia francese, sostanzialmente radicale, la libertà, pur non essendo qualcosa di già realizzato storicamente, è tuttavia qualcosa che si imporrà necessariamente da sola.


Il caso tedesco

In Germania lo sviluppo della borghesia è "patologico" perché viene bloccato dopo la Guerra dei Trent'anni. Quando nasce lo stato tedesco, alla fine dell'Ottocento, esso viene creato dall'alto, in parte contro la borghesia, certamente non contro la nobiltà. Il pensiero tedesco, in conseguenza di ciò, è orientato verso se stesso: è essenzialmente etico. Il suo problema è il dover-essere, non l'essere. Il razionalismo tedesco resta estraneo alla società in cui si sviluppa e i suoi esponenti rimangono personalità isolate, spesso in esilio, talvolta suicide.
Al contrario, nel paese si sviluppa una corrente misticheggiante che ottiene un grande successo, proprio perché propone non l'impegno nella realtà (senza speranza di cambiamento, visti i rapporti tra le classi sociali) ma l'abbandono più o meno fiducioso a un Assoluto (trascendente o immanente che sia). Per gli intellettuali tedeschi la democrazia liberale di ispirazione inglese, irrealizzabile in Germania, è difettosa per la dose di scetticismo che contiene, mentre lo stato di fatto è inaccettabile. L'impegno degli intellettuali tedeschi sarà perciò quello di inventare una "terza via" tra la soluzione inglese e quella francese, passando attraverso la sconfitta dello scetticismo. Per Kant e Goethe, come per Racine e Pascal in Francia un secolo prima, dice Goldmann, "il senso della vita dell'uomo è l'aspirazione all'assoluto, alla completezza, alla totalità. Ma tutti e quattro concepiscono ancora l'uomo come individuo e riconoscono chiaramente che questo individuo non può mai raggiungere l'assoluto... Pertanto, la tragedia diventa la più elevata espressione artistica del pensatore classico".





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