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Il ruolo della lingua greca nella nascita della filosofia

Indice dell'articolo

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È molto probabile, per non dire quasi certo, che una delle ragioni per le quali la filosofia è nata presso i greci piuttosto che presso altri popoli è il fatto che la loro lingua, a differenza di altri idiomi, prevede l'uso dell'articolo determinativo. L'articolo determinativo risulta decisivo per la nascita della filosofia perché rende possibile pensare in modo semplice e diretto concetti astratti (per esempio "il bello", "il giusto", "il pensare", "l'essere").

Nelle pagine che seguono analizzeremo sia le struttura concettuali implicite nell'uso dell'articolo sia l'evoluzione di questa parte del discorso, riprendendo le tesi dello studioso tedesco Bruno Snell.

L'articolo determinativo è presente nella lingua greca fin dalle sue prime testimonianze, ossia i poemi omerici. L'articolo conosce ovviamente una evoluzione che parte dal

    * pronome dimostrativo ("questo cavallo")
    * all'articolo particolare ("il cavallo" inteso come il cavallo di cui si è già parlato e che è presente ormai all'immaginazione sia di chi parla/scrive sia di ascolta)
    * per finire all'articolo generale ("il cavallo" in generale come nozione comune e astratta).


L'articolo viene usato già nella prosa arcaica greca per sostantivare un aggettivo o un verbo, ossia per trasformare una qualità (espressa dall'aggettivo) o un'azione (espressa dal verbo) in una "cosa" indicabile con un nome comune.
Il risultato di questo processo però è qualcosa di diverso dai nomi comuni "normali", quelli che servono a designare una realtà fisica facilmente identificabile con i sensi. Se io dico "passami il pane" intendo riferirmi a un oggetto concreto che si trova sulla mia tavola; se dico "il mangiare dà piacere" alludo a un qualcosa che non posso indicare concretamente nello stesso modo in cui indico la pagnotta.
In generale, esistono tre tipi di nomi:

    * Nome proprio
    * Nome comune
    * Nome astratto

Nome proprio e nome comune sono due forme originarie della lingua, che servono a indicare ciò che circonda colui che parla:

    * il nome proprio indica una cosa singola e non rappresenta un'autentica conoscenza: semmai permette di "riconoscere" qualcosa una volta che se ne sia fatta esperienza.
    * Il nome comune invece ha già un significato generale, perché si riferisce a un'intera classe di oggetti.
    * Il nome astratto rappresenta invece un passaggio ulteriore rispetto alla prime due forme perché non indica né un singolo oggetto concreto né una classe o insieme di oggetti concreti.

Nella lingua greca arcaica il passaggio dai nomi comuni a quelli astratti avviene gradualmente attraverso due modi:

    * la personificazione di un sentimento o di un'esperienza
    * la metafora.

Il passaggio al nome astratto vero e proprio, l'unico che può fungere da punto di partenza per il ragionamento filosofico, può avvenire solo grazie all'uso dell'articolo determinativo, attraverso la sostantivazione delle forme verbali e dell'aggettivo.
L'articolo determinativo opera questo passaggio in tre modi:

    * dà una determinazione a ciò che è immateriale
    * lo pone come oggetto universale
    * presenta questo universale come oggetto singolo e determinato su cui è possibile formulare altri giudizi.


Il punto di partenza di questo processo è il pronome dimostrativo, che limita un nome comune applicandolo a un singolo oggetto, ossia trasforma in qualche modo il nome comune (che indica un'intera categoria di oggetti) in nome proprio (che invece si applica a un solo oggetto).