Valle dell'Oetzl.
Noi e l’Unione
Contemporaneità , Storia / 23 Maggio 2019

Ora io dico: ma come si fa a pensare di fare a meno dell’Unione? (mi piace scriverlo così questo nome, senza l’aggettivo, per affermare implicitamente che di unione tra stati sovrani ce n’è una sola, e ce n’è statauna sola, nella storia, e che l’Unione Europea è l’Unione per antonomasia). E perciò, come si può anche solo pensare di non andare a votare per il Parlamento europeo? Io c’ero, nell’89, quando si andò a votare per un referenudum che chiedeva: Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità europee in una effettiva Unione, dotata di un Governo responsabile di fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il mandato di redigere un progetto di Costituzione europea da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità? Sono orgogliosissimo di aver risposto si, come tantissimi altri: in effetti, “si” stravinse con l’88% dei consensi (e andò alle urne l’80% degli aventi diritto). Perché questa adesione a furor di popolo? Quello che percepivo io, e che mi sembrava percepissero anche molti altri attorno a me, è che era l’unico modo, che fosse realistico, per porre dei freni e dei vincoli ai nostri governi, che non riuscivamo a…

Facciamo un possibile punto sulla situazione
Contemporaneità , Riflessioni / 3 Marzo 2018

Siamo alla vigilia delle elezioni. Io credo che in momenti come questi chi ha, come me, parecchie primavere alle spalle dovrebbe condividere la propria memoria con quanti sono troppo giovani per aver vissuto certe situazioni del passato. Negli anni Ottanta la legge elettorale proporzionale aveva creato una situazione di quasi ingovernabilità. Ricordo perfettamente che dopo ogni elezione si apriva una lunghissima fase di trattative e di consultazioni, per me incomprensibile. Fu questa situazione di costante incertezza e di palpabile dubbio a spingere verso il cambiamento della legge elettorale. Poiché questa spinta non veniva certo dai partiti, fu il momento dal basso guidato da Mario Segni a portare alla modifica della legge elettorale in senso maggioritario del 1991. Io c’ero, e ricordo il desiderio di cambiamento che si percepiva nell’aria: quello che tanti, confusamente, chiedevano era di avere  la possibilità di governi stabili e possibilmente noti in breve tempo. In altre parole, tra i due assi che Norberto Nobbio indicava come essenziali per la politica (rappresentanza e governabilità: per una panoramica storica della questione, qui potete leggere la relazione alla Camera di Enzo Plumbo), l’ago si spostava verso la governabilità, senza per questo rinunciare affatto alla rappresentanza).     Fast forward. Sona…