“Dillo con parole tue”, ovvero come usare Lens a scuola

In questi giorni, grazie a una mia studentessa, che devo chiamare solo I. per la privacy, ho scoperto una funzionalità del mio cellulare che non conoscevo: l’utilizzo della app Lens. Voi direte: ma che tardone che sei! scrivi e parli dell’uso delle ICT nella didattica e non conoscevi questo programma? E che vi posso dire? Così stanno le cose: non lo conoscevo.

Google Lens è un’app mobile di riconoscimento delle immagini sviluppata da Google. Annunciata durante Google I/O 2017, è stata progettata per portare informazioni pertinenti utilizzando l’analisi visiva. Inizialmente veniva fornita come app a parte, in seguito è stata integrata nell’app Fotocamera di Android. (fonte: voce Google Lens su Wikipedia)

Il trucco sta nell’uso delle reti neurali che permettono un riconoscimento quasi perfetto del testo scansionato.

La cosa funziona così: si apre l’app, la si punta su un testo e si scatta una specie di foto. Il programma individua il testo e chiede cosa fare: scansionare il testo, tradurlo, cercare una parola… Scegliendo “testo” scansiona il testo, che viene evidenziato, poi ti chiede di nuovo cosa vuoi fare: il software (perché sempre di software si tratta, non di magia) può leggerlo oppure selezionarlo per la copia. A me interessa questo secondo passaggio: una volta che il testo viene estratto dal programma può essere semplicemente copiato oppure inviato direttamente al computer personale (se è stato attivato il collegamento tra cellulare e pc attraverso le apposite funzionalità Windows). il tutto nel giro di pochi secondi: l’intero processo, quando si acquisisce un po’ di abilità, dura meno di mezzo minuto.

La cosa che trovo strepitosa è che funziona anche sulle schermate di un tablet: se per esempio state leggendo, come me, l’articolo di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di oggi 4 gennaio 2022 su quello che possono insegnarci l’esperienza del Covid e quella della guerra in Ucraina, e volete prepararci su una lezione, basta fare come ho detto per avere a disposizione il testo (o le parti di testo) che vi interessa commentare con i ragazzi, per esempio

 

Pur con le loro grandi differenze le autocrazie cinese e russa sono accomunate dalla incapacità/impossibilità di comprendere quale potente risorsa sia la libertà individuale, quale forza essa sprigioni e con quali benefici effetti per i gruppi umani in cui essa è sufficientemente tutelata. I paralleli storici sono sempre arditi ma si può dire che Putin sia incorso in un errore simile a quello commesso, all’inizio del quinto secolo avanti Cristo, dal potente impero persiano quando invase la Grecia: venne sconfitto perché sot- tovalutò quanta energia potessero accumulare e spendere in battaglia gli uomini liberi delle città greche.

 

Non ho dovuto correggere quasi nulla in questo testo: l’unico “problema”, se così si può chiamare, è che la macchina copia anche i trattini degli a-capo, che devono essere tolti a mano (ne ho lasciato volutamente uno per farvi vedere che effetto fa. Naturalmente più la riga è corta, come nel caso di una colonna di articolo, più gli a-capo saranno numerosi. Quando si scansiona una normale pagina di libro sono relativamente pochi e il lavoro da fare per avere un testo utilizzabile è davvero poco).

Io l’ho usato sul testo del Corriere in edizione digitale, ma non dubito che possa fare lo stesso con una pagina web o con un e-book sul mio reader Kobo o Kindle. E’ ovvio che questo amplifica enormemente i problemi etici legati al copyright, ma non è di questo che voglio parlare oggi, quanto piuttosto dell’impatto sulla didattica nelle scuole superiori.

So per certo che tanti colleghi saranno spaventati da questo strumento e ne trarranno motivo per ulteriore polemica nei confronti della tecnologia informatica. Io invece voglio vedere le straordinarie potenzialità non solo per noi docenti, ma anche per gli studenti.

Devo premettere, per chi di voi non lo sapesse, che io da molti anni lavoro con un sito didattico (trovate qui la versione open e qui la versione attuale basata su Moodle) pensato per offrire agli studenti materiali semilavorati che i ragazzi poi usano per creare quaderni-dispensa che in realtà sono veri e propri libri calibrati sulle proprie esigenze e interpretazioni. Per filosofia ho creato da tempo un libretto in print-on-demand che funge da “spina dorsale” di questo lavoro; per storia invece mi sono sempre appoggiato al manuale tradizionale. Da tempo i ragazzi più svegli hanno imparato a riassumere o copiare parti del manuale per integrare il loro quaderno-dispensa. Il senso di questo lavoro, naturalmente, è che lo studio non è leggo-e-ripeto una serie di lessie preordinate dall’autore ma riorganizzare le informazioni raccolte dal numero più alto possibile di fonti in una sequenza che sia “mia”.

Tutto ciò è nient’altro che la realizzazione in tempi moderni della celebre frase che ogni insegnante (anche cent’anni fa) usa e ha usato e userà: Dillo con parole tue.

La mia emozione, che sfiora la commozione (a costo di sembrare ridicolo, io uomo del Novecento avanzato quasi mi metto a piangere quando vedo cosa può fare oggi la tecnologia, perché vedo le promesse di un tempo realizzate), la mia emozione dicevo nasce dal fatto che adesso tutto, ma proprio tutto quello che è “testo” può essere usato come “lessia” per la costruzione del “proprio testo”. Devo ricordare ai colleghi, e magari ai colleghi di lettere, che “testo” viene da textum, ossia il participio passato di  “tessere”? Quello che vorrei insegnare ai ragazzi è “tessere” la propria conoscenza, intrecciando fili di tanti colori, per avere il vestito migliore che sia possibile o comunque il migliore per loro. Il manuale, i libri che assegno da leggere, gli articoli di giornale, i contributi di una pagina web… tutto con Lens diventa facilmente utilizzabile e riconfigurabile, come i mattoncini del Lego. Io non penso che sia una minaccia per il nostro lavoro di insegnanti, ma proprio al contrario sono convinto che sia  una esaltazione del nostro ruolo di mediatori tra la tradizione e le nuove generazioni.

 

L’immagine che accompagna questo post è stata realizzata con MidJourney e perciò è sotto licenza CC.

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